Dal 1990 i salari reali nei paesi OCSE sono cresciuti in media del 35%. In Italia sono calati. Come è possibile?
Dal 1990 i salari reali sono cresciuti del 50% negli Stati Uniti, del 48% nel Regno Unito e del 33% in Francia e in Germania. In Italia sono scesi dell’1,6%: siamo l’unica grande economia dell’area dove i salari reali sono andati indietro.
Se si conta anche il part-time e i contratti spezzettati, il calo sale al −6,6%.
1. Il part-time. Nel 1990 riguardava il 4% di chi lavora, oggi il 32%.
2. Il passaggio ai servizi. Erano il 57% degli occupati, oggi sono il 70%. L’industria è scesa dal 35% al 27%.
3. I contratti. 2,8 milioni di dipendenti pubblici hanno il contratto scaduto. E l’Italia non ha un salario minimo di legge, che esiste in 22 paesi europei su 27.
Nel 2026 i salari reali sono ancora il 6,1% sotto il livello del 2021, il calo peggiore tra le grandi economie OCSE; in Germania sono saliti dello 0,9%. Nel secondo trimestre i salari contrattuali sono cresciuti del 2,5%, ma i prezzi del 3%. A settembre l’inflazione è arrivata al 4,2%.
Il governo vuole tenere al 5% la tassa sugli aumenti contrattuali, con un costo di circa un miliardo. Secondo gli esperti pesano anche la produttività bassa e la crescita lenta.
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